Il saccheggio dell'intelligenza
Uno si aspetterebbe che un libro così - scritto da un professore di diritto comparato e da un'antropologa giuridica - fosse pieno di esempi parlanti e di dati significativi. Ma invece è molto deludente da questo punto di vista. Non che dagli altri punti di vista sia meglio.
La tesi fondamentale è presto spiegata: la rule of law (un concetto un po' difficile da tradurre: gli autori propongono "regime di legalità") secondo i due autori è fondamentalmente un costrutto ideologico, uno strumento retorico che serve ad occultare il, e a guadagnare consensi al, saccheggio. Ma per cominciare, che cos'è il saccheggio? Non è chiaro, mancando una definizione precisa. Si può dire che il s. è per gli autori ogni trasferimento di ricchezza dai meno ai più abbienti, sia che detto trasferimento avvenga pacificamente o in modo violento, contro la legge o nel rispetto di questa. Non ci vuol molto a capire che, partendo da una definizione del genere, si arriverà presto o tardi un po' dovunque si voglia, per es. a sostenere che tutta la civiltà giuridica occidentale (dai Romani a Sir Edward Coke) si basa sul saccheggio: e infatti, Mattei e Nader sostengono appunto che il diritto occidentale (ma solo quello occidentale, a quanto pare) ha a suo fondamento la santità della proprietà privata, cioè l'assunzione a paradigma eterno e immodificabile di una distribuzione dei beni estremamente squilibrata ed ingiusta.
