Del celebre articolo di Sahlins (apparso per la prima volta, in francese e in forma abbreviata, nel 1968) vi ho già citato le prime due pagine. Scopo dell’A. è dimostrare che non è vero che i cacciatori-raccoglitori del Paleolitico vivessero in perpetua penuria e in condizioni gravemente disagiate rispetto alle civiltà agricole che seguirono.
La premessa del discorso di S. è già esposta nella prima pagina: occorre distinguere tra abbondanza/povertà da una parte, e alto/basso tenore di vita dall’altra. Sulla seconda endiadi non c’è molto da dire: i cacciatori-raccoglitori avevano un livello di vita basso, molto basso anche secondo S. Ma la prima distinzione non coincide affatto con la seconda: ha invece a che fare col rapporto fra gli scopi, o bisogni, degli individui e i loro mezzi. Quindi, chi ha pochi bisogni e mezzi limitati, ma sufficienti a soddisfare i primi, è ricco almeno quanto chi ha molti mezzi, ma bisogni grandi e numerosi.
Il pregiudizio contro i paleolitici, dice S., forse risale già al Neolitico. Ma di certo, da Adam Smith in poi, è un tratto distintivo del pensiero borghese.Continua a leggere "Premio Nobel all'old Stokers di Durban" »
M. GODELIER, La moneta di sale, Milano, Lampugnani Nigri, 1970
Questo saggio del grande antropologo francese studia il ruolo del sale nella società Baruya, una popolazione della Nuova Guinea.
Data la scarsità del sale nella zona, l’approvvigionamento investe una grande importanza per le popolazioni locali. I Baruya hanno risolto il problema con la coltivazione in grande scala di una pianta (la Coix gigantea Koenig ex Rob) dalle cui ceneri si ricava il sale.
La procedura per la produzione del sale, molto laboriosa, richiede manodopera specializzata e non specializzata. Alla fine, il sale viene cristallizzato sotto forma di sbarre (lunghe 60-70 cm. e larghe 10-13).
M. MAUSS, Essai sur le don, 1923-1924; tr. it., Saggio sul dono, in Teoria generale della magia e altri saggi, Torino, 1977.
Questo celebre saggio intende ricostruire, per mezzo di una ambiziosa e dottissima analisi di antropolgia e storia, la natura di un particolare “fenomeno sociale totale” (come lo chiama M.), vale a dire “un’enorme quantità di fatti, tutti molto complessi, in cui si mescola tutto ciò che costituisce la vita propriamente sociale delle società che hanno preceduto la nostra... In questi fenomeni sociali <<totali>>, come noi proponiamo di chiamarli, trovano espressione, a un tempo e di colpo, ogni specie di istituzioni: religiose, giuridiche e morali –queste ultime politiche e familiari a un tempo – nonché economiche” (p. 157).