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    <title>Karl Kraus</title>
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    <updated>2012-02-01T08:10:00Z</updated>
    <subtitle>certaine gayeté d&apos;esprit conficte en mespris des choses fortuites</subtitle>
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    <title>Papini e la democrazia</title>
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    <published>2012-02-01T07:13:16Z</published>
    <updated>2012-02-01T08:10:00Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Cosicch&eacute; la famosa democrazia si riduce unicamente ai discorsi che si fanno nei comizi, nei consigli comunali, a Montcitorio, i quali cambiano ben poco&nbsp;la reale essenza delle cose - cio&egrave; il fatto di una nazione di lavoratori e di consumatori...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Cosicch&eacute; la famosa democrazia si riduce unicamente ai discorsi che si fanno nei comizi, nei consigli comunali, a Montcitorio, i quali cambiano ben poco&nbsp;la reale essenza delle cose - cio&egrave; il fatto di una nazione di lavoratori e di consumatori spadroneggiata da poche centinaia di ricchi astuti e da qualche migliaio di chiacchieroni loro dipendenti (...) la democrazia, com'&egrave; oggi jou&eacute;e nei principali paesi del mondo, non &egrave; che un paravento ideologico-parlamentare per ricoprire gli affari dei veri poteri - soprattutto del Danaro che su tutti gli altri primeggia. Pi&ugrave; si va in l&agrave; con le parole e pi&ugrave; si resta l&igrave; coi fatti. Si guardi la Francia e gli Stati Uniti. Regnano effettivamente quelli che hanno molti quattrini (azionisti, ecc.). A loro non importa che si gridi viva il Papa o viva il Suffragio Universale o viva la Repubblica o viva il Re purch&eacute; le tariffe doganali siano fissate a modo loro, purch&eacute; si diano a certi tali gruppi le forniture militari, l'appalto dei grandi lavori pubblici, le concessioni di linee marittime, le commissioni di navi e di cannoni e purch&egrave; il sistema tributario sia fatto in modo che non li colpisca troppo duramente. Questa gente, avendo i quattrini, ha quel che vuole: giornalisti brillanti, politicanti abili, ministri arrendevoli ecc. Sono loro che manipolano, senza parere, l'opinione pubblica, le coalizioni parlamentari e i programmi ministeriali.</p><p>(G.PAPINI, 1913, cit. in M.ISNENGHI, <em><u>Il mito della Grande Guerra</u></em>, Bologna, 2007, p. 91-92)</p>]]>
        
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    <title>Mandiamo avanti i giovani!</title>
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    <published>2012-01-30T09:24:59Z</published>
    <updated>2012-01-30T09:58:39Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[L'unico vantaggio sicuro di una rivoluzione trionfante, sarebbe il cambiamento del personale dirigente. Una nuova generazione pi&ugrave; fresca e pi&ugrave; giovane che arriva al potere &egrave; sempre un bene - almeno per un certo tempo. Noi siamo troppo in mano...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>L'unico vantaggio sicuro di una rivoluzione trionfante, sarebbe il cambiamento del personale dirigente. Una nuova generazione pi&ugrave; fresca e pi&ugrave; giovane che arriva al potere &egrave; sempre un bene - almeno per un certo tempo. Noi siamo troppo in mano dei vecchi e degli anziani. Non c'&egrave; quasi mai l'afflusso di un sangue nuovo nelle vene della classe dominante. Se c'entra c'entra a gocce e il risultato non si vede&nbsp;&nbsp;perch&eacute; i nuovi devono prender le forme degli antichi o tornar via. Un uomo intelligente che voglia arrivare ai primi posti deve passare per cos&igrave; lunghe e umilianti&nbsp; trafile che quando arriva, se arriva, ha le spalle curve e la voce fioca. Chi poteva essere un salvatore a trent'anni, impiegato bene, a settanta &egrave; un posapiano come tutti gli altri.</p><p>(G.PAPINI, 1913, cit. in M.ISNENGHI, <em><u>Il mito della Grande Guerra</u></em>, Bologna, 2007, p. 94-95)</p>]]>
        
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    <title>L&apos;ultimo di Latouche</title>
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    <published>2012-01-23T07:34:54Z</published>
    <updated>2012-01-23T08:22:00Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[L'ultimo libro di Serge Latouche (Per un'abbondanza frugale, Bollati Boringhieri, 2012, p. 150) sarebbe, nelle intenzioni, una risposta ai critici. Da questo punto di vista, il risultato &egrave; incerto. La risposta consiste generalmente nella drastica negazione della fondatezza della critica...]]></summary>
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            <category term="Fuffologia" />
    
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        <![CDATA[<p>L'ultimo libro di Serge Latouche (<u><em>Per un'abbondanza frugale</em></u>, Bollati Boringhieri, 2012, p. 150) sarebbe, nelle intenzioni, una risposta ai critici. Da questo punto di vista, il risultato &egrave; incerto. La risposta consiste generalmente nella drastica negazione della fondatezza della critica (&quot;non &egrave; vero che la decrescita &egrave; oscurantista e antiscientifica&quot;; &quot;nulla di pi&ugrave; lontano della decrescita dal machismo&quot;, ecc.), accompagnata immediatamente dal diniego della sua importanza (&quot;ma in fondo, che c'&egrave; di male a voler tornare al passato?&quot;, &quot;non &egrave; forse vero che anche la sinistra/il femminismo/la scienza ha i suoi torti?&quot;), il che gi&agrave; di per s&eacute; &egrave; un procedimento assai poco sensato. Il peggio per&ograve; &egrave; che, nel prosieguo dei vari capitoletti, Latouche scrive cose che confermano abbondantemente le accuse. </p><p>Dopo aver negato che la decrescita sia antiscientifica, per esempio, aggiunge subito: d'altronde, capiamoci, non &egrave; che la scienza sia sempre buona e giusta; noi siamo per la scienza buona, ma contro la scienza cattiva; devono essere i cittadini a decidere quali ricerche scientifiche perseguire e quali no: cos&igrave; propone una &quot;<em>moratoria sull'innovazione tecnoscientifica</em>&quot;, in quanto la ricerca deve essere &quot;riorientata sulla base di nuove aspirazioni&quot;, e entra anche nel dettaglio di quello che si pu&ograve; fare e quello che non si pu&ograve; fare (p. 44-47).</p>]]>
        <![CDATA[<p>La parte forse pi&ugrave; impressionante arriva con la risposta alle accuse di machismo mosse alla decrescita. Latouche. la sua risposta qui &egrave; che non la decrescita, ma la crescita e i valori ad essa legati sono maschilisti e fallocentrici, in quanto &quot;<em>le attivit&agrave; non mercantili sono associate ai 'valori' femminili: dolcezza, comprensione, emozione, dono, gratuit&agrave;</em>&quot; (p. 62). L'idea che il machismo e il fallocentrismo consista proprio nell'individuare &quot;valori&quot; femminili e&nbsp; maschili, questo a Latouche non viene in mente.</p><p>Ci sono altre parti del libro che spiccano per la consueta incompetenza (in particolare, la parte sulle critiche alle teorie di Geourgescu-Roegen sulla seconda legge della termodinamica), ma comunque il libro si segnala soprattutto per la definitiva, esplicita conferma dell'ostilit&agrave; della decrescita all'Illuminismo, sulle solite vecchie linee di Horkheimer-Adorno. Inoltre, a parte l'idiozia (che Latouche condivide con molta altra gente, peraltro) di usare il termine 'dominante' a man salva, per indicare tutto ci&ograve; che non piace, &egrave; significativa la ripetuta affermazione che (i) i mali della societ&agrave; vengono in particolare dai conflitti di classe (p. 55),&nbsp; (ii) che l'obiettivo della decrescita non &egrave; un cambiamento delle strutture o delle istituzioni, ma una riforma morale, e (iii) la rivalutazione dei pensatori socialisti utopico-reazionari, dai luddisti a William Morris (p. 86).&nbsp;Infine, l'argomento principale di Latouche usato per rispondere a chi assimila la decrescita alla crescita negativa o alla crisi economica (problema la cui importanza sfugge a chiunque non sia Latouche, sfortunatamente), consiste nel contrapporre chi volontariamente decide di mangiare meno a chi &egrave; costretto a mangiare meno dalla povert&agrave; (o dalla carestia, ecc.); ma purtroppo, posto che mangiare meno &egrave; mangiare meno a prescindere dai moventi, e soprattutto che la vera differenza fra chi sceglie di fare X e chi &egrave; obbligato a fare X consiste non nel fatto che l'uno lo fa volentieri e l'altro no, ma nel fatto che chi lo fa per scelta pu&ograve; anche cambiare idea e smettere di farlo&nbsp;mentre l'altro no, la distinzione viene completamente meno nella teoria di Latouche, dato che alla riduzione dei consumi si arriverebbe a fronte della presa d'atto dell'esaurimento delle risorse e delle emergenze ambientali, e quindi a fronte dell'impossibilit&agrave; di scelte diverse.</p><p>Niente di nuovo, insomma.</p>]]>
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    <title>Sorteggi</title>
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    <published>2012-01-23T08:08:10Z</published>
    <updated>2012-01-23T08:21:22Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Qualche giorno fa Michele Ainis, in questo articolo, tra le altre cose ha suggerito di adottare il sorteggio per la nomina dei senatori. Naturalmente l'articolo &egrave; molto discutibile, non tanto per le proposte in s&eacute;, quanto per i presupposti (il...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Qualche giorno fa Michele Ainis, in <a href="http://www.corriere.it/opinioni/12_gennaio_02/ainis-una-camera-dei-cittadini_4e7f5bb0-3527-11e1-a9e9-f391576f69b4.shtml">questo</a> articolo, tra le altre cose ha suggerito di adottare il sorteggio per la nomina dei senatori. Naturalmente l'articolo &egrave; molto discutibile, non tanto per le proposte in s&eacute;, quanto per i presupposti (il problema in Italia sono le caste, le &eacute;lite, e via paretomoscamichelsando). Per&ograve; sul sorteggio una cosa va detta: che se c'&egrave; un sistema assolutamente, integralmente democratico e ugualitario di nomina alle cariche politiche, &egrave; proprio quello. Invece la maggior parte delle risposte (vedi in particolare <a href="http://www.unita.it/commenti/michele-prospero/i-cattivi-maestri-del-sorteggio-1.373698">questa</a>, di questo genio de l<u>'Unit&agrave;</u>) hanno negato proprio questo. E sono disposti a citare chiunque, da Aristotele e Montesquieu, pur di non fare il nome della citt&agrave; di Atene, che com'&egrave; noto con la democrazia non c'entra nulla. Cos&igrave; arriviamo al punto di parlare di &quot;<em>alcune citt&agrave; democratiche greche</em>&quot; e di sostenere che &quot;<em>nella democrazia con regole e forme giuridiche efficaci vige la rappresentanza e il voto, non gi&agrave; il sorteggio. Nelle altre democrazie, quelle degeneri per&ograve;, i senatori e i giudici si sorteggiano, ma sono lungi dall&rsquo;essere dei regimi politici desiderati e ben funzionanti</em>.&quot;</p><p>Alle corbellerie di Ainis non si pu&ograve; rispondere con corbellerie uguali e contrarie, gente. Prima bisogna almeno studiare.<br /></p><p>P.S.: segnalo anche l'imperdibile dibbbbattito <a href="http://www.paolomichelotto.it/blog/2012/01/07/anche-sul-corriere-si-parla-di-revoca/">qui</a>.</p>]]>
        
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    <title>Saperla lunga</title>
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    <published>2012-01-16T06:58:30Z</published>
    <updated>2012-01-16T07:59:19Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Non vi pare anche a voi che, se davvero Parisi gi&agrave; sapeva fin dall'inizio che i quesiti&nbsp;referendari sarebbero stati bocciati dalla Corte Costituzionale, non si capisce perch&eacute; avrebbe raccolto le firme sugli stessi quesiti? Che senso aveva? Le raccoglieva cos&igrave;...]]></summary>
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        <![CDATA[Non vi pare anche a voi che, se davvero Parisi gi&agrave; sapeva fin dall'inizio che i quesiti&nbsp;referendari sarebbero stati bocciati dalla Corte Costituzionale, non si capisce perch&eacute; avrebbe raccolto le firme sugli stessi quesiti? Che senso aveva? Le raccoglieva cos&igrave; per passare&nbsp;allegramente il tempo?&nbsp;]]>
        
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    <title>L&apos;autobiografia della nazione</title>
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    <published>2012-01-11T02:06:57Z</published>
    <updated>2012-01-11T08:01:07Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Il fascismo in Italia &egrave; un'indicazione d'infanzia perch&eacute; sogna il trionfo della facilit&agrave;, della fiducia, dell'entusiasmo. Si pu&ograve; ragionare del ministero Mussolini come di un fatto d'ordinaria amministrazione. Ma il fascismo &egrave; stato qualcosa di pi&ugrave;: &egrave; stato l'autobiografia della...]]></summary>
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        <![CDATA[Il fascismo in Italia &egrave; un'indicazione d'infanzia perch&eacute; sogna il trionfo della facilit&agrave;, della fiducia, dell'entusiasmo. Si pu&ograve; ragionare del ministero Mussolini come di un fatto d'ordinaria amministrazione. Ma il fascismo &egrave; stato qualcosa di pi&ugrave;: &egrave; stato l'autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione. (...)]]>
        <![CDATA[<p>Il mussolinismo &egrave; un risultato assai pi&ugrave; grave del fascismo stesso perch&eacute; ha confermato nel popolo l'abito cortigiano, lo scarso senso della&nbsp;propria responsabilit&agrave;, il vezzo di attendere dal <em>duce</em>, dal domatore, dal <em>deus ex machina</em> la propria salvezza.</p><p>(P.GOBETTI, cit. in E.R.PAPA, <em><u>Storia di due manifesti</u></em>, Milano, 1958, p. 1, p. 56-57)</p>]]>
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    <title>Auguri</title>
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    <published>2011-12-24T15:13:31Z</published>
    <updated>2011-12-24T15:14:27Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Sar&ograve; fuori per i prossimi quindici giorni; ci risentiamo dopo le feste.Auguri a tutti!...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Sar&ograve; fuori per i prossimi quindici giorni; ci risentiamo dopo le feste.</p><p>Auguri a tutti!</p>]]>
        
    </content>
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    <title>I popoli non amano i missionari armati</title>
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    <published>2011-12-19T07:21:33Z</published>
    <updated>2011-12-19T07:28:20Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[(Parlando della democrazia) Ci&ograve; che intendo dire &egrave; che, a partire dal momento in cui quei valori si sono realizzati da qualche parte, pur se in maniera del tutto insufficiente e deformata come lo sono stati o lo sono tuttora...]]></summary>
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        <![CDATA[(Parlando della democrazia) Ci&ograve; che intendo dire &egrave; che, a partire dal momento in cui quei valori si sono realizzati da qualche parte, pur se in maniera del tutto insufficiente e deformata come lo sono stati o lo sono tuttora in Occidente, essi esercitano una sorta di richiamo sugli altri, senza che ci sia per questo una fatalit&agrave; o una vocazione universale delle persone per la democrazia. Se invece il senso della sua domanda &egrave;: che si fa se gli altri persistono? (perch&eacute; in definitiva &egrave; quetso il problema), allora la risposta &egrave;: non si pu&ograve; fare nulla, salvo predicare con l'esempio. Robespierre diceva: &quot;i popoli non amano i missionari armati&quot;. Io nno sono per l'imposizione con la forza di una democrazia qualsiasi, di una rivoluzione qualsiasi, nei paesi islamici o in qualunque altro paese. ]]>
        <![CDATA[<p>Io sono per la difesa di quei valori, per propagandarli con l'esempio; e credo (...) che se attualmente questa sorta di irraggiamento ha perso molta della sua intensit&agrave; (...) &egrave; in gran parte a causa di quel collasso interno dell'Occidente. La rinascita degli integralismi ... &egrave; in gran parte dovuta a quello che bisogna ben chiamare il fallimento spirituale dell'Occidente. Oggi, la cultura dell'Occidente appare per quello che, ahim&eacute;, &egrave;: una cultura da gadget. E cosa fanno gli altri? Con ammirevole duplicit&agrave;, prendono i gadget e lasciano il resto ... La condizione per l'universalizzazione di quei valori &egrave; che gli altri se ne approprino. E su questo va fatta una precisazione che &egrave; assolutamente essenziale a mio modo di vedere: appropriarsene non vuol dire europeizzarsi.</p><p>(C.CASTORIADIS, <em><u>Relativismo e democrazia</u></em>, Milano, 2010, p. 43-44)</p>]]>
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    <title>Distorsioni</title>
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    <published>2011-12-12T09:37:18Z</published>
    <updated>2011-12-12T09:47:36Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Che si tratti di Thierry Maulnier, brillante scrittore&nbsp; e giornalista eletto all'Acad&eacute;mie Fran&ccedil;aise, o del ben noto ideologo politico Betrand de Jouvenel, entrambi diventati liberali, &egrave; quanto mai evidente che le loro nuove 'conversioni' dimostrano in che modo essi considerassero...]]></summary>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://karlkraus.urbiloquio.com/">
        <![CDATA[Che si tratti di Thierry Maulnier, brillante scrittore&nbsp; e giornalista eletto all'Acad&eacute;mie Fran&ccedil;aise, o del ben noto ideologo politico Betrand de Jouvenel, entrambi diventati liberali, &egrave; quanto mai evidente che le loro nuove 'conversioni' dimostrano in che modo essi considerassero il passato e, in particolare, il loro ruolo nel periodo tra le due guerre mondiali. Cosa c'&egrave; di pi&ugrave; semplice, d'altra parte, che interpretare un periodo alla luce del successivo? E cosa c'&egrave; di pi&ugrave; facile che concepire gli individui come fatti tutti d'un pezzo e mai soggetti a variazioni?&nbsp;]]>
        <![CDATA[<p>Ragionare in questo modo significa accettare che ci&ograve; che viene dopo possa testimoniare a favore di ci&ograve; che viene prima: significa accettare, in altre parole, che il dopoguerra giustifichi l'anteguerra. Se fosse cos&igrave;, si potrebbe fare a meno di interrogarsi sulle idee sostenute da tanta parte della generazione fra le due guerre. Invece, il loro esame ravvicinato rivela la profonda attrazione che il fascismo esercit&ograve; su settori importanti, e spesso insospettabili, del mondo pubblico e intellettuale. La vasta diffusione di tali idee, ben lungi dall'attestare, come qualcuno pretende, il loro carattere indiscutibilmente non-fascista, dimostra invece che in quell'epoca era profondamente radicata una forma di&nbsp;pensiero fascista capace di esercitare una notevole influenza.&nbsp;Il fatto, insomma, che personalit&agrave; del tutto rispettabili sostenessero posizioni del genere non implica in alcun modo che tali posizioni fossero estranee al fascismo; dimostra invece, pi&ugrave; semplicemente, che il fascismo era diventato parte integrante anche del bagaglio intellettuale di personalit&agrave; del tutto rispettabili. E il fatto che nel dopoguerra molti di costoro siano diventati convinti democratici, liberali appassionati, e abbiano dichiarato a gran voce il loro filosemitismo non toglie nulla, purtroppo, n&eacute; al significato del fascismo n&eacute; a quello delle loro precedenti prese di posizione. Gli uomini possono cmabiare e hanno il diritto di farlo; non hanno invece il diritto di distorcere la propria storia e quella del loro tempo.</p><p>(Z.STERNHELL, <em><u>N&eacute; destra n&eacute; sinistra. L'ideologia fascista in Francia</u></em>, Milano, 1997, p. 22-23)</p>]]>
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    <title>Scetticismo e dogmatismo</title>
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    <published>2011-12-09T14:10:49Z</published>
    <updated>2011-12-09T14:52:25Z</updated>
    
    <summary>Lo scetticismo ha proceduto in generale di pari passo con la progressiva degenerazione della filosofia e del mondo, fino a degradarsi al giorno d&apos;oggi, insieme al dogmatismo, ad un punto tale che ormai per ambedue i fatti della coscienza hanno...</summary>
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        <![CDATA[<p>Lo scetticismo ha proceduto in generale di pari passo con la progressiva degenerazione della filosofia e del mondo, fino a degradarsi al giorno d'oggi, insieme al dogmatismo, ad un punto tale che ormai per ambedue i fatti della coscienza hanno una certezza innegabile e per entrambi la verit&agrave; risiede nella temporalit&agrave;. Cos&igrave;, dal momento che gli estremi si toccano, si torna a raggiungere nei nostri tempi felici la grande meta che <em>verso il basso</em> dogmatismo e scetticismo coincidono, tendendosi entrambi la mano nel modo pi&ugrave; amichevole e fraterno.</p><p>(HEGEL, <em><u>Rapporto dello scetticismo con la filosofia</u></em> [1801], Bari, 1977, p. 89)</p>]]>
        
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    <title>But notta Carlotta</title>
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    <published>2011-12-06T10:06:13Z</published>
    <updated>2011-12-06T10:12:48Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[GIUSEPPE, da barber, ees greata for &quot;mash,&quot; He gotta da bigga, da blacka mustache, Good clo'es an' good styla an' playnta good cash. W'enevra Giuseppe ees walk on da street, Da peopla dey talka, &quot;how nobby! how neat! How softa...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>GIUSEPPE, da barber, ees greata for &quot;mash,&quot; <br />He gotta da bigga, da blacka mustache, <br />Good clo'es an' good styla an' playnta good cash. <br /><br />W'enevra Giuseppe ees walk on da street, <br />Da peopla dey talka, &quot;how nobby! how neat! <br />How softa da handa, how smalla da feet.&quot; <br /><br />He raisa hees hat an' he shaka hees curls, <br />An' smila weeth teetha so shiny like pearls; <br />O! many da heart of da seelly young girls <br />He gotta. <br />Yes, playnta he gotta&mdash; <br />But notta <br />Carlotta! <br /><br />Giuseppe, da barber, he maka da eye, <br />An' lika da steam engine puffa an' sigh, <br />For catcha Carlotta w'en she ees go by. <br /><br />Carlotta she walka weeth nose in da air, <br />An' look through Giuseppe weeth far-away stare, <br />As eef she no see dere ees som'body dere. <br /><br />Giuseppe, da barber, he gotta da cash, <br />He gotta da clo'es an' da bigga mustache, <br />He gotta da seely young girls for da &quot;mash,&quot; <br />But notta&mdash; <br />You bat my life, notta&mdash; <br />Carlotta. <br />I gotta!</p><p>(T.A.DALY, <em><u>Mia Carlotta</u></em>, )</p>]]>
        
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    <title>In Memoriam Francesco Sala</title>
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    <published>2011-12-02T23:31:30Z</published>
    <updated>2011-12-02T23:42:39Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[E' morto Francesco Sala, uno dei massimi biotecnologi del mondo (anche se ormai, praticamente, in Italia non poteva pi&ugrave; lavorare). L'ho incontrato una volta sola, l'anno scorso, ma era impossibile non restare colpiti dalla passione (contagiosa) per il suo lavoro,...]]></summary>
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        <![CDATA[E' morto Francesco Sala, uno dei massimi biotecnologi del mondo (anche se ormai, praticamente, in Italia non poteva pi&ugrave; lavorare). L'ho incontrato una volta sola, l'anno scorso, ma era impossibile non restare colpiti dalla passione (contagiosa) per il suo lavoro, dalla sua curiosit&agrave; e dal suo disinteresse.&nbsp;Mi dispiace non averlo conosciuto meglio. <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-12-01/francesco-sala-biologo-propugno-190937.shtml?uuid=AaMKyQQE">Qui</a>, <a href="http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/12/02/francesco-sala-leretico-degli-ogm-italiani/">qui</a> e <a href="http://annameldolesi.italianieuropei.it/2011/12/addio-al-papa-italiano-degli-ogm/">qui</a> alcuni articoli che parlano di lui e della sua opera.]]>
        
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    <title>Ma quanto consuma l&apos;agricoltura locale?</title>
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    <published>2011-11-27T23:29:59Z</published>
    <updated>2011-11-27T23:32:23Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Un bellissimo articolo (per una volta) su Freakonomics ve ne pu&ograve; dare un'idea. La conclusione:From roughly 1940 to 1990, the world&rsquo;s farmers doubled their output to accommodate a doubling of the world population. And they did it on a shrinking...]]></summary>
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        <![CDATA[<p>Un bellissimo <a href="http://www.freakonomics.com/2011/11/14/the-inefficiency-of-local-food/">articolo</a> (per una volta) su <em>Freakonomics</em> ve ne pu&ograve; dare un'idea. La conclusione:</p><p style="color: #3300cc"><em>From roughly 1940 to 1990, the world&rsquo;s farmers doubled their output to accommodate a doubling of the world population. And they did it on a shrinking base of cropland. Agricultural productivity can continue to grow, but not by turning back the clock. Local foods may have a place in the market. But they should stand on their own, and local food consumers should understand that they aren&rsquo;t necessarily buying something that helps the planet, and it may hurt the poor.</em></p><p>Ma figuratevi se qualcuno in Coldiretti, Slowfood o Repubblica vorr&agrave; perderci dieci minuti del suo preziosissimo tempo.</p>]]>
        
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    <title>Utopisti e ragionieri</title>
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    <published>2011-11-25T09:14:39Z</published>
    <updated>2011-11-25T09:49:08Z</updated>
    
    <summary>Machiavelli: Ma procediamo con ordine. Vorrei partire da un articolo del 1994, nel quale Enrico Brizzi affermava che il movimento giovanile nato in quel periodo risultava completamente diverso da quello del leggendario 1968: mentre quest&apos;ultimo chiedeva un rinnovamento radicale dell&apos;intera...</summary>
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        <![CDATA[<p>Machiavelli: Ma procediamo con ordine. Vorrei partire da un articolo del 1994, nel quale Enrico Brizzi affermava che il movimento giovanile nato in quel periodo risultava completamente diverso da quello del leggendario 1968: mentre quest'ultimo chiedeva un rinnovamento radicale dell'intera societ&agrave;, un quarto di secolo pi&ugrave; tardi i suoi epigoni si sarebbero dimostrati privi di immaginazione. A riprova di ci&ograve;, nel giro di poche righe, apperiva due volte il termine 'ragionieri' usato in senso denigratorio.&nbsp;</p>]]>
        <![CDATA[<p>Il Tenerissimo: E cosa c'&egrave; di male?</p><p>M.: C'&egrave; di male che, accusando i suoi coetanei di essere corretti, educati, fattivi, e rinfacciando loro di aspirare a una rivoluzione 'rispettabile', l'autore della requisitoria esprimeva una struggente nostalgia per le lotte passate. Ecco la conclusione: 'Il 1968 &egrave; stato un vero scontro senza regole: una controcultura ha cercato di prendere il posto della cultura ufficiale; che poi venticinque anni dopo gli esponenti della contestazione siano finiti a dirigere i telegiornali, &egrave; un altro paio di maniche'. Ebbene, io credo che quelle maniche non appartengano affatto a un altro vestitino.</p><p>Il T.: Cosa intendete dire?</p><p>M.: Dico che l'entusiasmo con cui troppi rappresentanti di quel periodo si sono rapidamente integrati, la frequenza con cui tanti incendiari sono diventati pompieri, non mi sembra per nulla casuale. Il disinteresse per le questioni pi&ugrave; individuali e&nbsp;concrete, l'insofferenza verso la soluzione di problemi specifici, il disprezzo per il 'formalismo' della democrazia borghese&nbsp;tipici del Sessantotto: &egrave; anche grazie a questo, che Forza Italia ha vinto. Quando Brizzi accusa gli studenti pragmatici di fare il gioco di Berlusconi, dimentica che Berlusconi, al contrario, &egrave; un ideologo, l'ultimo forse, di quell'antica stirpe (...) Quando Brizzi descrive le occupazioni del 1994 come uno stanco rito di passaggio assimilabile al servizio militare; quando denuncia il voyeurismo dei mass media; quando disegna le sue caricature di studenti (i puri e duri del servizio d'ordine, o i capi carismatici di buona famiglia) ; in breve, quando illustra il nuovo conformismo rivoluzionario, non nota certo dei difetti inediti (...) Certo, potr&agrave; sembrare grave che dopo venticinque anni i giovani ricorrano allo stesso apparato iconografico dei loro predecessori, rispolverando l'uso della lettera 'k' (tipo Kossiga) o i manifesti del Che. Tuttavia, viene da chiedersi: vogliamo una protesta studentesca, o un meeting di pubblicitari? Perch&eacute;, bisogn aammetterlo, da questo putno di vista, quegli anni furono insuperabili.</p><p>Il T.: Per voi, cio&egrave;, il Sessantotto fu un semplice fenomeno di costume e consumo.</p><p>M.: Non arrivo ad affermare questo (...) Dico solo che, sul frotne del look, il suo appeal fu irresistibile. Quel che pi&ugrave; importa, per&ograve;, &egrave; il romantico disgusto provato da molti suoi simpatizzanti davanti alla successiva 'rivoluzione dei ragionieri'. A mio parere, Brizzi rovescia i termini del dilemma. Ritengo infatti che l'utopia di allora, lungi dal dover essere rimpianta, contribu&igrave; piuttosto alla realizzazione della distopia di oggi. Costretti a rinunciare ai loro sogni, i combattenti sono diventati berlusconiani, quasi seguendo il vecchio motto di Bordiga, 'tanto peggio tanto meglio'.</p><p>Il T.: Ma voi cosa vorreste?</p><p>M.: Quanto a me, preferisco di gran lunga la scelta di una ex militante come Mariella Gramaglia, la quale, lavorando al Comune di Roma per l'installazione di un numero telefonico a disposizione degli utenti (un progetto pratico, preciso, efficace), iassunse tutto ci&ograve; in una battuta: 'L'immaginazione al servizio'.</p><p>Il T.: Invece che 'al potere'...</p><p>M.: Proprio cos&igrave;. E dico questo, per segnalare il pericolo del diabolico pendolo che ci ha portato, appunto, dall'utopia alla distopia: due facce della stessa medaglia. Sarebbe ora, invece, di volere semplicemente uno Stato decente, fatto di scuole&nbsp;decenti, ospedali decenti, prigioni decenti. Bisogna chiedere poco, per ottenere molto, bisogna avere la capacit&agrave; di farsi ragionieri, anche se ragionieri della propria utopia.</p><p>(V.MAGRELLI, <em><u>Il 68 realizzato da Mediaset</u></em>, Torino, 2011)</p>]]>
    </content>
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    <title>Potere/politico, politica e democrazia</title>
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    <published>2011-11-23T10:19:22Z</published>
    <updated>2011-11-23T10:28:42Z</updated>
    
    <summary><![CDATA[Il politico &egrave; tutto ci&ograve; che concerne il potere in una societ&agrave;. C'&egrave; sempre potere in una societ&agrave;, e sempre ci sar&agrave; (...) A meno che non si creda nella cattiva utopia anarco-marxista secondo la quale un giorno gli individui...]]></summary>
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        <![CDATA[Il politico &egrave; tutto ci&ograve; che concerne il potere in una societ&agrave;. C'&egrave; sempre potere in una societ&agrave;, e sempre ci sar&agrave; (...) A meno che non si creda nella cattiva utopia anarco-marxista secondo la quale un giorno gli individui agiranno spontaneamente in maniera social e dunque non ci sar&agrave; pi&ugrave; bisogno di alcuna costrizione, anzi non ci sar&agrave; bisogno di prendere decisioni collettive. Marx parla, per esempio, di una pianificazione razionale degli scambi tra gli uomini e con la natura. Ebbene, chi compie questa pianificazione razionale? Gli uomini. Sono forse tutti miacolosamente d'accordo? No. C'&egrave; verosimilmente una minoranza, o diverse minoranze (...) Ci saranno quindi decisioni di ordine collettivo. Queste decisioni si imporranno a tutti. Il che non significa che ci dovr&agrave; essere uno Stato, ma che ci dovr&agrave; essere un potere. Ebbene, questo potere &egrave; sempre esistito, anche nella trib&ugrave; primitiva. (...) Questo &egrave; <em>il</em> politico. Ma non &egrave; questo che qui ci interessa.]]>
        <![CDATA[<p>All'opposto, l'apporto del mondo greco e del mondo occidentale &egrave; <em>la</em> politica. La politica come attivit&agrave; collettiva lucida e cosciente che mette in discussione le istituzioni esistenti della societ&agrave;. Magari lo fa per riconfermarle, ma le mette in discussione. Viceversa, nel quadro dell'impero egizio, maya, inca, azteco o cinese (...) si tratta di sapere se si debba fare o meno una determinata guerra, se sia o no&nbsp; necessario aumentare le tasse (...) ma l'esistenza delle istituzioni sociali vigenti non &egrave; mai messa in discussione. Ecco qual &egrave; dunque il privilegio, il solo, della cultura diciamo occidentale (...) Ovvero il fatto che si riconosca e si metta in discussione come una cultura in mezzo alle altre. E qui si crea in effetti una situazione paradossale: noi diciamo che tutte le culture sono uguali, ma bisogna ammettere in prima approssimazione (...) che fra tutte le culture una sola riconosce questa uguaglianza fra culture; le altre non la riconoscono. E' un problema che pone questioni&nbsp;politiche teoriche e pu&ograve; arrivare a porre anche questioni pratiche (...) Dieci o quindici anni fa, il colonnello Gheddafi&nbsp;&nbsp;&nbsp;(...) dichiarava che la biforcazione catastrofica della storia ha avuto luogo quando Carlo Martello ha fermato l'espansione araba a Poitiers e ora bisognerebbe islamizzare l'Europa... Se vogliamo essere islamizzati, &egrave; perfetto. Altrimenti, che si fa?&nbsp;&nbsp;E non si tratta solo di questo. Adesso si parla continuamente del diritto di ingerenza. Su <em>Le Monde</em> di ieri c'era una protesta di una missione cattolica italiana in Sudan: il governo islamico locale, dopo averli frustati, aveva torturato, crocifisso e giustiziato quattro cristiani, probabilmente capi trib&ugrave;. Io non so se sia il caso di appellarsi al diritto di ingerenza (...), ma se tutte le culture sono uguali, dovremmo forse rinunciare a denunciare atti del genere, mentre non rinunceremmo, e non rinunciamo, a denunciare per esempio la pena di morte ancora in vigore negli Stati Uniti? Ecco, c'&egrave; qui al tempo stesso un problema intellettuale, se cos&igrave; posso esprimermi, e un paradosso. Ma bisogna affrontarli. E c'&egrave; anche un problema pratico, che per il momento ci viene risparmiato, ma che forse non ci verr&agrave; risparmiato per sempre, le cui conseguenze rischiano di essere pesanti. (...) Penso che di fronte all'attuale collasso la cultura occidentale rimane comunque pi&ugrave; o meno la sola all'interno della quale sia possibile esercitare una contestazione, una messa in discussione delle istituzioni esistenti... un atto che non ti bolla immediatamente come un Satana, un eretico, un traditore.</p><p>(C.CASTORIADIS, <em><u>Relativismo e democrazia</u></em>, Milano, 2010, p. 33-35)</p>]]>
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