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Slow/Fast

(La condotta dell'uomo economico del primo capitalismo) Ovunque nel commercio  e nei traffici regna l'orgoglio personale. Il commerciante, volendo dire tutto con una parola sola, ha del contegno. (...)  Espressione esteriore di questa serenità e compostezza interiore era l'incedere e il presentarsi con dignità, il modo di fare un po' rigido e pedante dell'imprenditore di vecchio stampo.

Non riusciamo ad immaginare nel lungo cappotto di pelo del Rinascimento o nei pantaloni stretti al ginocchio e con la parrucca dei secoli seguenti un uomo frettoloso. Contemporanei degni di fede ci descrivono infatti il commerciante come un uomo dall'incedere composto, che non ha mai fretta, appunto perché fa qualche cosa.  "Soleva dir messer Alberto, omo destissimo e faccentissimo che mai vide omo diligente andare se non adagio" (L.B.Alberti). Questo per quel che riguarda la Firenze del XV secolo, ma lo stesso ci viene riferito a proposito della città industriale di Lione nel XVIII secolo. Quando lo scrittore Mercier nel 1788 chiese a Grimold de la Reynière il suo giudizio sui commercianti e gli industriali lionesi, rilevò: "A Parigi si corre, si ha fretta, perché non si ha nulla da fare; qui (a Lione, il centro dell'industria della seta e fiorente città di commerci) si cammina tranquillamente, perché (!) si è occupati".

(W.SOMBART, Il capitalismo moderno, Torino, 1978, p. 371-372).

Commenti

a proposito di lentezza: questo lo hai visto?

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LucaV | 24.11.09 19:16

No, non ce la faccio a leggere anche Rampini! :))
Comunque la recensione di Olivero è illuminante. Già solo la parte sui risciò che sfrecciano accanto alle colonne di macchine ferme nell'ingorgo meriterebbe un post (a Roma, invece dei risciò, abbiamo i motorini; a me piacerebbe sapere questo cosa dovrebbe dimostrare...)

Luca | 25.11.09 11:41

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