« Itinerari del marxismo occidentale | Home | Itinerari del marxismo occidentale- (2) »

Dubuffet II

La cultura tende a occupare il psoto che in altri tempi fu quello della religione. La cultura, come la religione, ha oggi i suoi preti, i suoi profeti, i suoi santi, i suoi collegi di dignitari. Il conquistatore che vuole essere consacrato si presenta al popolo con a fianco non più un vescovo, ma un premio Nobel. Il ricco prevaricatore per farsi assolvere dai suoi peccati non fonda più un'abbazia, ma un museo. E' nel nome della cultura che oggi si mobilitano, si predicano le crociate. La cultura ha ormai assunto il ruolo di 'oppio del popolo'.

E' indubbiamente per questo che il mito della cultura risulta così ben accreditato da sopravvivere alle rivoluzioni. Gli stati rivoluzionari, da cui sarebbe stato lecito attendersi che denunciassero un tale mito, così intimamente legato alla casta borghese e all'imperialismo occidentale, al contrario lo conservano, e lo usano per i propri fini. Ma a torto, perché questo mito presto o tardi farà risorgere la casta borghese occidentale che l'ha forgiato. Non sarà possibile sbarazzarsi di questa casta se non smascherando e demistificando la sua pretesa cultura. Questa cultura è ovunque la sua arma, il suo cavallo di Troia.

(J. DUBUFFET, Asfissiante cultura, Milano, 2006 [1968], p. 13)

Commenti

ah ecco da chi ha ispirato pol pot!

soupe | 07.07.09 08:39

Trovi?

Luca | 07.07.09 09:23

Indubbiamente l'accostamento prete-intellettuale non è per nulla assurdo.
Come la religione nei secoli passati (e per alcuni anche oggi), la cultura laica tende spesso a diventare un balsamo esistenziale, che innalza gli individui sopra alle miserie quotidiane, verso un universo di idee immacolate, di alti pensieri, ecc. pur non avendo forti implicazioni pratiche e non riuscendo nemmeno a incidere sulla nostra visione profonda del mondo.

" La cultura è una verzura " recita un bell'adagio erasmiano!

Adriano | 07.07.09 23:04

Ha perfettamente ragione Dubuffet.
Non è possibile sbarazzarsi della civiltà senza far secca la cultura. Con questo orribile oggetto tra i piedi non sarà mai possibile regredire.

etienne64 | 07.07.09 23:46

Ma nemmeno per idea, carissimo etienne. Ti ricordi l'esempio che faceva George Steiner (l'elegante capitano tedesco che si metteva al pianoforte ed eseguiva alla perfezione un Improptu di Schubert appena tornato a casa da una dura giornata di lavoro ad Auschwitz)? E' possibile eccome regredire...

Luca | 08.07.09 08:33

Hai ragione. Ma ammetterai che 'sto fardello della curtura rende tutto più difficile.
Diciamolo forte e chiaro: è vero che qualche anima eletta riusciva a bruciare ebrei e suonare Schubert, dimostrando che è possibile essere bestie anche avendo una buona educazione e lasciando qualche speranza. Però... però tutte quelle belle cose del tempo passato, non ci sono più. Non ti stringe il cuore a pensare che nessuno (almeno in europa,e, ahimé, sempre di più in tutto il mondo) viene più giustiziato sulla pubblica piazza mediante tormenti infernali, che i signori non possano più sputare in testa ai villani e che questi non facciano più quelle belle e "tipiche" (come il formaggio) rivolte con relativo incendio del castello che allietava un "tipica e tradizionale" rivolta contadina?
Gli è che sei troppo ottimista, caro Luca. Diventare delle bestie non è una cosa che si improvvisa così.

etienne64 | 08.07.09 12:08

Io credo che stiate parlando di due diverse cose: la cultura (etienne) e la Cultura (Luca).

alessandro | 08.07.09 12:28

Indubbiamente il discorso di Dubuffet vale, secondo me, non per gli intellettuali "seri" ma per quelli mediocri e soprattutto ipocriti, ovvero "preteschi". Sono incline a pensare che l'autore col suo discorso intendesse attaccare questi ultimi e NON certamente i primi (di cui forse si sentiva parte, almeno ipotizzo...)
E' fuori questione che la cultura, nella misura in cui diviene un giardino fiorito, un momento ricreativo fine a se stesso, può conciliarsi benissimo con la bestiaità umana, di cui finisce così per rappresentare una temporanea interruzione.
In questo senso il personaggio citato prima (raffinato intenditore di musica a tempo perso e spietato assassino di professione) non dovrebbe stupire affatto! E' l'estremizzazione di uno sdoppiamento della personalità che può trovare nella cultura il suo alibi, la sua giustificazione.
D'altra parte, la cultura secondo me può essere avvicinata alla religione anche per un'altra ragione: che la religione *E'* già di per sé una forma di cultura.
Gli sforzi che gli uomini "primitivi" fecero per enucleare problemi e per dare ad essi una risposta religiosa, non fu meno faticoso e degno di rispetto di quelli che facciamo noi moderni per dare una risposta razionale a quegli stessi problemi.....

Adriano | 08.07.09 16:20

Scrivi un Commento